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Voyage
10 maggio 2008
Constatazioni

 La cicca rotea su se stessa, cavalca quel piccolo maelstrom domestico che è il vortice d’acqua innescato dallo sciacquone e si dilegua nelle profondità fognarie; me la immagino già gaiamente in viaggio verso qualche mare, Adriatico presumo, con la stessa eccitazione di chi parte per un fine settimana con il portafoglio bello grasso. Chissà, mi chiedo, se è vero che il vortice dello sciacquone sia soggetto, come dicono, alla gravità – o era la rotazione – terrestre, per cui nell’emisfero australe ruota in senso inverso che nell’emisfero boreale – senso orario l’uno, antiorario l’altro. E dire che una volta ci ho pure fatto un salto, nell’altro emisfero, l’emisfero dove stanno quei pazzi che vivono a testa in giù, che idioti, ma non mi è mai saltato in mente di controllare la rotazione di tutti gli stronzi che mi salutavano per l’ultima volta, prima di partire per la loro particolare villeggiatura. Ero io quello ad essere in vacanza, poi. Varrebbe la pena un viaggio in Australia, e cagare e pisciare a più non posso per stendere un accurato resoconto, una merdosa constatazione empirica sulla rotazione dei nostri cari.


Girare, girare su se stessi, rotolare, vorticare fino allo sbocco, ancorati come cozze, attaccati come babanetti ubriachi alle maniglie di quel calcinculo che è la vita – o votati ad un qualche centro matematico, concettuale, ideologico. Chi ruota, e non me ne vogliano le feci vacanti, non è che si muova poi più di tanto. Si ripercorrono traiettorie già viste, corroborate sì da una sensazione di movimento ma rese in ogni caso statiche dall’appartenenza ad un insieme fisso, ripetitivo: tutto il mondo, in fondo, non è altro che un somaro che creperà di sfinimento a forza di girare intorno alla ruota del mulino, con il mezzadro ubriaco che lo guarda agonizzare dall’alto della sua trippa stesa all’ombra del fico. Essere il mezzadro. Voler essere immobile, coerente e coeso con il fico – essere intimi con la sua ombra. Osservare il genere umano che strapazza, vortica, rotola e stramazza sotto la ruota, sotto il giogo centripeto. Non si tratta d’essere impietosi. E’ solo vedere quello che è, dall’esterno, all’estero della nazione Uomo in cui si parla un’altra lingua, a voi conosciuta ma non più così suadente e orecchiabile: fare parte dei calcinculo ma non cercare di cogliere se stessi o la coda colorata, semmai spingere qualcun’altro. Volare bassi, raccapezzarsi, non disperdersi, non evaporare come i gialli ad Hiroshima ma roteare, mentre ci si guarda da lontano, al di sopra della bolla di vetro. Non perdersi mai di vista. Mai perdersi di vista. Mai dare colpa – o giustificazione – alla stanchezza. Non perdetevi di vista. Bevete. Mai da soli.




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23 aprile 2008
Klaus Kinski I love you

Mentre la storia che Herzog gli abbia puntato addosso una pistola durante le riprese di Fitzcarraldo per obbligarlo a recitare pare sia solo una leggenda, quello che è certo è che uno dei nativi sudamericani assunto come comparsa si offrì al regista per farlo fuori senza mezzi termini. Herzog rispose che l'idea era allettante, ma che Kinski gli era assolutamente necessario per terminare il film.

(Un giorno, nella giungla amazzonica, un cameraman venne morso a una caviglia da un serpente dal veleno mortale; in preda al panico, prese l'estrema decisione di amputarsi il piede con una motosega, ciò per evitare che il veleno entrasse in circolo ed avere così salva la vita. Nel frattempo Kinski diede in escandescenza perché era finito lo zucchero per il tè. )

19 novembre 2007
Trattato sui postumi della sbornia - Juan Bas
Postumi libidinosi.

“Quasi esclusivi del genere maschile, i postumi della sbornia possono fungere da potente afrodisiaco. Ho consultato molti uomini in merito e la maggior parte mi ha confermato che con il doposbronza si svegliano e passano la giornata molto, ma molto arrapati. Invece, è raro che succeda la stessa cosa ad una donna, a quasi tutte succede il contrario. La verità è che ti svegli con una fregola incontenibile. Se esci per strada, guardi di buon occhio esemplari che senza postumi ti farebbero scappare. Quelle che già ti piacevano poi, adesso ti fanno impazzire e, pur di ingraziartele, ti taglieresti tutto meno che quello. Sei quasi un pericolo pubico, pardon, pubblico. Quando si va in giro in questi stati è consigliabile cercare a tutti i costi di pensare con il cervello invece che con il pisello. Altrimenti, rischi di fare la figura del cafone e persino di cacciarti nei guai (…). L’individuo posseduto dai postumi calienti, che non può usufruire di uno scambio carnale con un altro essere umano durante il giorno di ipersessualità, deve accontentarsi di esercitare l’amor proprio, volgarmente, di farsi una pippa o un ditalino. Anche se ci sono misantropi che lo preferiscono: farsi un solitario pur avendo a disposizione alternative più corali. Dicono che con i postumi della sbornia riescono a ottenere dei capolavori, le Rolls Royce delle seghe, e poi una scopata bisogna sudarsela, presuppone sopportare una donna e richiede sforzi e attenzioni, tutte cose contrarie alla scarsa pazienza, la svogliatezza e l’apatia che arreca sempre il fuoco amico.
Oddio, c’è sempre l’alternativa del sesso orale, che non richiede una gran partecipazione ed evita il dialogo. Dicono che un bel pompino con i postumi sia il nirvana. Ma c’è da dire che la musica del caso può sempre stonare e rovinare persino un bell’assolo di flauto. Il mio amico e collega il signor Albo mi ha raccontato una storia sconvolgente di quando guidava l’ambulanza a Madrid:

Erano accorsi in seguito alla chiamata di un signore di Aluche che diceva che a casa sua c’era una persona ferita. Il signore, un uomo anziano, aprì la porta con una vestaglia a quadri, pantofole felpate e un asciugamano pieno di sangue intorno al cazzo. Il tale, molto allarmato, disse che non era lui ad aver bisogno d’aiuto, che tutto sommato la sua era una cosa da niente. Chiese di seguirlo in cucina. Lì, stesa a terra, c’era una ragazza svenuta. Era nuda e le si notava uno squarcio in testa. Accanto a lei giaceva una vecchia padella di ferro.
Il pensionato spiegò che la ragazza era una prostituta e che gli stava facendo un bocchino proprio lì, in cucina. Che all’improvviso aveva avuto una specie di attacco, gli aveva morso l’uccello e lui le aveva dovuto dare una padellata in testa per farle mollare la preda. La ragazza riprese conoscenza, confessò che era epilettica e confermò la storia. Al pensionato puttaniere dovettero dare un bel po’ di punti.”

10 novembre 2007
Omicidio buffo
Lumumba è chiaramente innocente. Uno che si prende anche la briga di fare scontrini non può essere un omicida, è chiaro. Ha un alibi di ferro e l'Agenzia delle Entrate di Perugia in una recente circolare ha dichiarato che il congolese sarà anche esonerato dagli studi di settore del prossimo anno.
Amanda Knox sarà anche una sgualdrinella da due soldi, ma non è un'assassina. Ora sta scrivendo una memoria-fiume da presentare al Gip, in cui farà l'elenco di tutti i maschi che nell'ultimo mese hanno frequentato la sua cameretta. Si parla di nomi importanti, tra cui alcuni esponenti dell'Udc già noti alle forze dell'ordine.
Il suo ragazzo, Raffaele, dal cognome a me indigesto (Solletico sarebbe stato più divertente) risulta essere uno studentello con l'hobby delle canne e dei coltellini svizzeri. Anche lui ha un alibi di ferro: al momento del delitto era talmente fumato che non ricorda un cazzo di cosa abbia fatto negli ultimi due anni. D'accordo con   i suoi avvocati ha intentato causa al Comune di Perugia, reo di averlo consacrato al pubblico come uno dei più grandi cornuti del decennio. Il Comune è in cerca di una soluzione amichevole alla storiaccia: il sindaco Locchi sta smuovendo mari e monti per offrire al baldo giovine un locale ad uso commerciale e una licenza proprio nell'acropoli cittadina. Il negozio sarà una via di mezzo tra un canapaio e un caccia e pesca. I Verdi umbri sono spiazzati dalla decisione, è prossimo uno scisma interno al Partito. Protestano anche gli spacciatori marocchini della zona: concorrenza sleale, dicono.
Per far fronte alle spese vive l'illuminato Locchi ha deciso di inasprire le sanzioni amministrative per gli automobilisti indisciplinati del perugino: a tutti i semafori verrà aggiunto un quarto colore, il "blu", che comparirà casualmente, per pochi istanti, durante il verde. I consiglieri lo hanno definito scherzosamente "il colore jolly": la sanzione prevista per chi impegna il semaforo durante il blu spazia da 100 a 10.000 euro, senza alcuna logica di fondo.
"Meredith, è morta, si è suicidata o si è fatta sgozzare da qualche rumeno" ha detto Locchi, raggiante, in una recente intervista. "Ma volete mettere che pubblicità per la nostra città, eh? Prevedo per il prossimo anno un incremento più che doppio del numero delle matricole"




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10 novembre 2007
Tangeri
Ciao,
non so se scriverti ancora sia giusto, o se sia corretto nei tuoi confronti. Il bon ton, il galateo e le solite menate del cazzo non si trovano  al centro matematico dei miei pensieri, in questi giorni. Quando uno lotta per la propria vita le buone maniere vanno decisamente a farsi fottere, no? Un uomo sale sul patibolo solo in due modi: in religioso silenzio o urlando come un pazzo; non esiste, non può esistere la mezza misura. Ho gridato “aiuto!” più volte ma, si sa, la solidarietà è merce rara al giorno d’oggi. Soprattutto se il condannato a morte s’è macchiato di certi crimini indicibili.. eh, in città piccole e annoiate come la nostra lo sport più popolare è il pettegolezzo, e quando si tira merda a casaccio si sta comunque sempre attenti a non sporcarsi gli abiti della domenica.
Non so se ti manderò questa mia, o se la terrò per me, di solito certe cose le decido strada facendo, come chi cammina da solo e ha ancora tanta strada da fare. Ciò non significa che ti scriverò una lettera lunga come una quaresima, Dio ce ne scampi, però mettiti comoda, magari mi parte la mano e divento prolisso.
Mi preoccupa il fatto che io ti stia scrivendo: scrivo a qualcuno quando lo sento lontano. Finora non mi era mai successo di sentirti distante come ora, come domani, e come  sarà dopodomani ancora, ad oltranza, fino alla nausea. Trascuro le persone che sento più vicine, complice la noia, la quotidianità, poi magari mi interesso a cose nuove, distanti, lontane, che attirano il mio eterno desiderio di sfida, di ricerca, il mio struggermi per un’alternativa, che per me deve esserci, sempre e comunque. La mia più grande paura è sapermi bloccato, spalle al muro, nel vicolo cieco della vita. Non pensare che dietro queste mie parole ci sia un significato occulto, o magari il movente del mio crimine contro la tua persona, perché sbaglieresti: ho solo voglia di scrivermi. E non è un errore di battitura.
Ho fatto talmente tante cazzate in vita mia che una in più sarebbe davvero di poca importanza. E’ per questo che salirò su quel cazzo di aereo, se Giove non lo fulmina strada facendo, visto il contenuto,  per venirti a trovare. Se non ti trovo, ammesso che io ti stia cercando, pazienza. Avrò pur sempre calpestato le tue stesse strade, le tue traiettorie.. la tua sola vicinanza mi farà stare bene. Poi ho visto che il fine settimana è bel tempo, laggiù, e questo è di fondamentale importanza. Questo stato d’animo non accetta nubi di nessun genere, potrebbero essere fatali. Voglio solo vedere quello che vedono i tuoi occhi: le strade, le facciate dei palazzi del centro, gli sguardi delle gente che hai incontrato o che incontrerai, le colline tutto intorno. Voglio vedere dov’è che passava le giornate la donna che ho tradito, nel momento in cui l’ho tradita. Come l'omicida che torna sul luogo del delitto. Tutto qui.
Poi voglio fare una capatina a Tangeri, in Marocco, ma questa è un’altra storia, il motivo per cui voglio andarci è talmente balordo che non te lo dirò mai. Buonanotte.




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26 ottobre 2007
Madame George

Ecco, qui me ne sto. Ascolto  Van Morrison, nella mia stanzuccia, riscaldata solo da una stufetta elettrica. Sono ubriaco, altrimenti non ascolterei Van Morrison e il suo meraviglioso “Astral Weeks”. Cazzo  se lo  sono. Credo che m'accenderò una cicca. Sempre se non m'addormenterò prima. Fuori piove. Una pioggerella autunnale che non si sa se. Dov’è l’accendino? Boh, forse nella giacca. Sta stufa fa troppo rumore, Van Morrison non approverebbe. Mi ricordo, anni fa, una casa, dove The Man scaldava gli animi durante interminabili serate... Simona. Ogni volta mi colpisce come un pugno diritto nel naso, e questa sensazione m'accompagnerà fin nella tomba. Emma sta facendo il giro del mondo, pensa un pò, ora dovrebbe essere in Nuova Zelanda. Mirko è ancora lì, congelato nel ricordo. Chissene. Io sono qui,  ubriaco, vicino alla stufa elettrica che fa troppo rumore, mentre impazzisco di poesia. Piango. Beside you, child. To never never never wonder why… it has to be… Impazzisco di poesia, e piango un pianto lungo chilometri...

"And as you leave, the room is filled with music, laughing, music, dancing, music all around the room..
And all the little boys come around, walking away from it all...
So cold?
And as you're about to leave, she jumps up and says “Hey love, you forgot your gloves”
And the gloves to love to love the gloves...To say goodbye to Madame George...
Dry your eye for Madame George
Wonder why for Madame George
Dry your eyes for Madame George
Say goodbye in the wind and the rain on the back street...
In the backstreet, in the back street"




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20 aprile 2007
La strada che porta a Chiang mai
Bene, si parte di nuovo. La dolce e malinconica febbre che avvolge il pellegrino si è rifatta viva, e questo corpo che assomiglia sempre più ad un romanzo celiniano, rapito da amori e febbri come solo i Tropici possono darne, si rimette in moto, tremante, più vivo che mai, nella gioia di riscoprirsi nuovo, diverso, riflesso nello specchio di grandi occhi a mandorla, nei caotici mercati galleggianti di Bangkok, commovente nella sua piccolezza al cospetto del Buddha d'oro, scalzo, ramingo, nell'immota foresta della solitudine.. voglio vagare e perdermi, dimenticare chi sono, almeno per un attimo, scrollarmi di dosso questa lordura che mi trascino dietro, questa greve e tronfia palla di sterco, e accoltellare alla schiena la mia cultura, i pregiudizi sugli altri, sulle cose.. cerco il viaggio come cambiamento del punto di unione, il viaggio in quanto sacro sognare, in un lento e compassionevole movimento catartico verso il Nulla, verso i laghi bianchi del silenzio.. cercherò di farmi uomo, dimenticandomi. Ciao a tutti, se tutto va bene ci si rivede tra un mesetto. Un bacio.



"Vorrei vivere diverso in paesi lontani. Vorrei morire altro fra bandiere sconosciute. Vorrei essere acclamato imperatore in altre epoche, oggi migliori perché non sono di oggi, viste in un barlume colorito, inedite di sfingi. Vorrei tutto quanto può rendere ridicolo ciò che sono, e perchè rende ridicolo ciò che sono. Vorrei, vorrei... Ma c'è sempre il sole quando brilla il sole e la notte quando arriva la notte. C'è sempre la pena quando la pena ci duole e il sogno quando il sogno ci culla. C'è sempre quello che c'è e mai quello che dovrebbe esserci, non perché è meglio o perché è peggio, ma perché è altro. C'è sempre..."   -  Fernando Pessoa



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3 aprile 2007
Tropico del Capricorno (ed i suoi dodici piccoli uomini)


1

“C’era Schuldig il topo, che aveva fatto vent’anni di prigione per un reato non commesso. Lo avevano pestato quasi a morte per farlo confessare; poi isolamento, fame, tortura, perversione, droga. Quando alla fine lo rilasciarono, non era più un essere umano. Una sera mi raccontò dei suoi ultimi trenta giorni di prigione, l’angoscia dell’attesa prima del rilascio; non credevo che una creatura umana potesse sopravvivere a un tormento simile. Libero, lo tormentava la paura di poter esser costretto ad un reato e ritornare in prigione. Diceva che lo seguivano, spiavano, braccavano di continuo. Diceva che “quelli” lo provocavano a far cose che lui non desiderava affatto. “Quelli” erano i persecutori, pagati per farlo tornare dentro. Di notte, mentre dormiva, gli sussurravano all’orecchio. Era impotente contro di loro, perché lo avevano ipnotizzato. A volte gli mettevano la droga sotto il cuscino, e insieme una rivoltella, o un coltello. Volevano che uccidesse un innocente, per aver un’accusa consistente contro di lui, questa volta. Peggiorava di continuo. Una sera, dopo aver girato per ore e ore con un mazzo di telegrammi in tasca, fermò una guardia e gli chiese di metterlo dentro. Non ricordava il proprio nome né l’indirizzo e nemmeno l’ufficio dove lavorava. Aveva del tutto smarrito la propria identità. Ripeteva di continuo: “Sono innocente... sono innocente”. Gli toccò ancora il terzo grado. All’improvviso balzò in piedi e si mise ad urlare come un pazzo: “Confesso... confesso” - e così attaccò a snocciolare un delitto dopo l’altro. Durò tre ore filate. All’improvviso, nel bel mezzo di un’atroce confessione, si fermò, diede un’occhiata all’intorno, come uno che a un tratto capisce e poi, con la rapidità e la forza che dà solo la pazzia, fece un gran balzo per la stanza e si spaccò il cranio contro il muro di pietra...”


2

”Penso per esempio a Carnahan. Era quel che si dice un fattorino modello. Laureato in una insigne università, aveva intelligenza solida e carattere esemplare. Lavorava diciotto, venti ore al giorno, e guadagnava più di ogni altro fattorino della ditta. I clienti che serviva scrivevan lettere su di lui, esaltandolo; gli offrivano buoni posti che per un motivo o per l’altro egli rifiutava. Faceva una vita frugale, mandando quasi tutto lo stipendio alla moglie e ai figli, che abitavano in un’altra città. Aveva due vizi - il bere e il desiderio di successo. Poteva resistere un anno senza bere, ma se toccava un goccio solo era finito. Due volte aveva fatto fortuna a Wall Street, eppure, prima di venire a chiedermi un posto, non era arrivato più su di sagrestano nella chiesa di non so quale piccola cittadina. Da quel posto lo avevano licenziato per aver rubato il vino della messa e suonato le campane tutta la notte. Era onesto, sincero, premuroso. Io avevo un’implicita fiducia in lui, una fiducia giustificata dal suo curriculum senza macchia. E invece a sangue freddo sparò alla moglie e ai figli, poi si sparò. Per fortuna nessuno morì; li misero tutti assieme all’ospedale e guarirono tutti.”


3

“Poi c’erano Clausen con la moglie Lena. Vennero insieme, quando lui fece domanda. Lena teneva un bambino in braccio e altri due le camminavano al fianco. Ce li aveva mandati una qualche agenzia assistenziale. Lo presi come fattorino di notte, così gli toccava un salario fisso. Pochi giorni dopo mi giunse una sua lettera, una lettera folle: si scusava dell’assenza, ma doveva presentarsi al commissariato, per via della libertà vigilata. Poi un’altra lettera: sua moglie si rifiutava di dormire con lui perché non voleva più bambini e per favore venissi a trovarli e cercassi di convincerla ad andare a letto con lui. Andai a casa sua. Uno scantinato nel quartiere italiano. Proprio un cimiciaio. Lena era di nuovo incinta, di circa sette mesi, e sull’orlo della demenza. Aveva preso a dormire in terrazza perché nello scantinato c’era troppo caldo, e anche perché non voleva che lui la toccasse. Quando le dissi che tanto ormai era lo stesso, mi guardò sogghignando. Clausen era stato in guerra e forse il gas lo aveva toccato: in ogni modo era furente. Disse che le spaccava la testa se lei non veniva giù dalla terrazza. Insinuò persino che Lena dormiva lassù per poter continuare la tresca col carbonaio che abitava all’attico. A queste parole Lena sorrise con quel suo ghigno tetro di batrace. Clausen perse la pazienza e le diede un calcio in culo. Lei uscì di corsa portandosi dietro i marmocchi, e lui le disse di non farsi più vedere, poi aprì un cassetto e ne trasse una grossa Colt. La teneva in caso di bisogno, disse. Mi mostrò anche diversi coltelli e una specie di manganello che s’era fatto da sé. Poi si mise a piangere. Disse che sua moglie lo sbeffeggiava. Disse che era stufo di lavorare per lei, perché andava a letto con tutto il vicinato. I bimbi non eran suoi, perché lui non poteva far bambini, nemmeno volendo. Il giorno dopo, mentre Lena era a far la spesa, lui portò i bambini in terrazza e col manganello che mi aveva mostrato gli sfondò il cranio, uno ad uno. Poi si butto giù a capofitto. Quando Lena rientrò e vide cosa era successo, diventò matta. Le dovettero infilare la camicia di forza e chiamare l’ambulanza...”






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30 marzo 2007
Somme










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24 marzo 2007
Blog alla crema
Oggi ho visto "Sacco e Vanzetti", con Volontè, e "In the mood for love" di qualche cinese di cui ora mi sfugge il nome.. assomiglia a Wank Your Cock o qualcosa del genere :))) Due bei film, senza dubbio, che lasciano entrambi un pò d'amaro in bocca, com'è giusto che sia..
Ho ancora la febbre alta, e non accenna a diminuire.. (la sera oscilla tra i 39 e i 40...) comincio ad essere un pò preoccupato.. se ci resto secco voglio che il blog sia cremato, le ceneri disperdetele dove vi pare. Dimenticavo, anch'io vorrei essere cremato, idem come sopra per le ceneri. Lascio tutti i miei averi (casa e macchina) in donazione al sig. Borghezio, esempio di cultura e civiltà per tutti noi. Augh.



A proposito di Borghezio, è un pò che non si fa sentire, lui e le sue deliziose coglionate. Che sia anche lui ammalato e a letto con la Febbra????? Bax



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21 marzo 2007
Voglio farmi inculare dalla De Filippi
Ho una febbre da cavallo e le scommesse, ahimè, non c'entrano.. Oggi febbre a 39...dopo aver visto "City Lights" di Chaplin, "America Oggi" di Altman e "Underground" di Kusturica mi si è formato un cerchio alla testa teribbbile.. il fatto è che non riesco assolutamente a leggere, appena mi concentro mi vien da vomitare, e sono così costretto a stare per ore davanti alla tele.. ho finito i film, sono spacciato, mi guardo Uomini e Donne per dio. Mia nonna due piani più sotto è in lacrime, mi crede morente - in verità l'ho pensato anch'io - e si rivolge a me con frasi liriche, piene di pathos, come se non ci fosse un domani, pronta ad alzare la cornetta per chiamare il prete e piangere fino alla fine dei suoi pochi giorni (tiè). Ho chiamato il dottore stamane, in preda a spasmi e ossa rotte, per una visita a domicilio; il porco risponde che no, non può venire, causa corso d'aggiornamento a Bastia (leggi: corna alla moglie che si protraggono fino a sera..) Checcazzo.. Sacramentooo!!!!





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16 marzo 2007
Gdansk




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6 marzo 2007
Bye bye baby
Son due giorni che salto il lavoro pomeridiano e me ne sto a casa a riassettare 'st'appartamento con fare morboso e compulsivo (con la stessa veemenza con cui la vittima di uno stupro corre in casa per strigliarsi tutto lo sporco di dosso, spazzolandosi fino a sanguinare..) c'è bisogno di ordine, per ora, e di estrema pulizia. Quando tutto ti sfugge di mano devi necessariamente pulire, cristo, e spazzolarti la merda di dosso, anche se non c'è. Sento un estremo bisogno di migrare, di cambiar pelle. Ma in fondo cosa potrebbero essere le mie idiozie, se non dubbi primaverili? (una schiusa di miseri insetti traditi dal sole repentino di un marzo pazzo...)
Stamane mi alzavo non proprio di buon'ora, allucinato da un inquinamento acustico indefinibile, un ronzio proveniente da più fronti, uno scassamento stereofonico insomma. La sveglia, lo squillo del cellulare ed il trapano dell'operaio qui sotto tutti insieme appassionatamente mi infrangevano i coglioni, imboccandomi bestemmie mattutine. Mi alzavo dal letto, dolorante. Un rapido sguardo allo specchio tanto per aver conferma che sì, il tempo passa per tutti, breve toeletta seguita dalla solita bevuta di mezzo litro d'acqua direttamente dal rubinetto perché le bottiglie chi le compra più. In macchina, per fare i venti chilometri che mi separano dall'ufficio. La panda, vecchia di vent'anni, consuma carburante manco fosse un 747, ogni ottanta chilometri se ne vanno dieci euro, checcazzo. L'incubo fantozziano comincia a diradarsi non appena avverto nell'aria un profumo esaltante, dimenticato; faccio finta di niente. Il sole picchia, indosso un maglione di lana e devo toglierlo per non sudare. Che cazzo succede?, mi chiedo. Mi fermo alla solita stazione di servizio. Il canonico muso lungo della barista mora è misteriosamente scomparso per far largo ad un sorrisetto malizioso ed invitante (sembra voglia dirti: se non ci fossero altri avventori vorrei che tu mi scopassi ora, sul bancone, tra le tazzine fumanti di lavastoviglie). Dopo avermi servito si allontana frettolosamente dal bancone,  prima di entrare nell'altra sala si gira verso di me. Ride, poi scompare dietro la colonna. Boh, pago e me ne vo. Fuori dal bar mi rendo conto d'avercelo duro da una buona mezz'ora, e il teatrino della barista di certo non ha contribuito alla ritirata. "Ma, cazzo, è primavera?" penso tra me e me, seduto nel pandino fermo all'ombra della tettoia. Mah. Torno a casa più tardi, mi metto sul terrazzo a prendere il sole, in mutande. I vicini che si fottano. Sì, è primavera. Dev'essere l'effetto serra, andrè. Una meraviglia. Ma gustiamocelo allora 'st'effetto serra, finchè dura, e affanculo le generazioni future, che si scannino per l'acqua e per accaparrarsi un posto all'ombra, che si friggano il culo per dio, se questo significa aver un inverno timido, di una settimana, e poi la festa ormonale tutto l'anno! Festeggiamo gli ultimi spari della bislacca civiltà umana, il pietrame rovente è lì fuori che aspetta, da miliardi di anni... vado a fare il pieno alla Panda, poi la tengo accesa tutta la notte, sgassando come un burino, per contribuire anch'io a questo favoloso evento, l'estinzione dell'umanità tutta. E non rompete i coglioni, voi moralisti, tanto i vostri figli vi odieranno comunque, è l'unica certezza che avete... olè.

Il mio tatuaggio:



sì, alla fine ce l'ho fatta a rincoglionirmi del tutto... XD XD XD



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27 febbraio 2007
Cazzo stavolta si parte davvero...
Allora, abbiamo i fottuti biglietti.. dopo un rosicare infinito e ripetuti cedimenti, we have the fuckin' tickets.. a fine Aprile il Vostro si imbarca su un volo Klm diretto verso Bangkok (scalo di 5 ore a Amsterdam.. eheheheh chissà che noia...). Dopo un breve soggiorno in città (avete presente la metropoli caotica e piovosa di Blade Runner? Bè, Bangkok è molto simile...) mi imbarco su un altro aereo, direzione estremo Nord della Thailandia, Chiang Mai, dove parte l'avventura vera e propria: trekking di svariati giorni nella zona montuosa che fa da confine naturale alla Thailandia, Laos e Birmania.. in parole povere, il Triangolo d'Oro :))) è un estremo vagabondaggio tra foreste tropicali, villaggi abitati da tribù oppiomani (le popolazioni dei Karen, famose per le "donne dal collo lungo"), sgroppate a dorso di elefante e un passato che pesa come un macigno... stanotte, per l'eccitazione, non c'ho dormito... dopo la rocciosa parentesi montana si passerà al dolce naufragio nelle verdi acque del golfo Thai, la meta è l'isoletta sperduta di Koh Phangan, popolata da decenni da una comunità Techno - Hippie da far paura.. festoni in spiaggia che si prolungano tutta la notte all'insegna del Mushroom Shake.. arghhh impazziscooo!!!
Bene, ora che avete terminato la lettura del post più sgrammaticato degli ultimi tempi, potete anche iniziare a mangiarvi il fegato, consiglio un contorno di fave e un buon Chianti ad innaffiare il tutto... :))))

Bangkok:





nella foto qui sotto, scene di vita dalla tribù dei Karen, nella regione montuosa del Nord:









Isola di Koh Pang Han:



Techno-Rave all'alba, spiaggia di KohPhangan:


DAJEEEE!!!!!!






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23 febbraio 2007
There's a light that never goes out...
Take me out tonight
Where there's music and there's people
Who are young and alive
Driving in your car
I never never want to go home
Because I haven't got one anymore

Take me out tonight
Because I want to see people
And I want to see life
Driving in your car
Oh please don't drop me home
Because it's not my home, it's their home
And I'm welcome no more

And if a double-decker bus
Crashes into us
To die by your side
Is such a heavenly way to die
And if a ten ton truck
Kills the both of us
To die by your side
Well the pleasure, the privilege is mine

Take me out tonight
Take me anywhere, I don't care
I don't care, I don't care
And in the darkened underpass
I thought Oh God, my chance has come at last
But then a strange fear gripped me
And I just couldn't ask

Take me out tonight
Oh take me anywhere, I don't care
I don't care, I don't care
Driving in your car
I never never want to go home
Because I haven't got one
No, I haven't got one

And if a double-decker bus
Crashes in to us
To die by your side
Is such a heavenly way to die
And if a ten ton truck
Kills the both of us
To die by your side
Well the pleasure, the privilege is mine

There is a light that never goes out
There is a light that never goes out
There is a light that never goes out
There is a light that never goes out




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18 febbraio 2007
In taxi fino a Piazza Grimana
Oggi mi sento assediato... la morte è tornata a farmi visita, s'è affacciata di nuovo alla finestra e mi ha portato via un vecchio amico.. varie vicissitudini c'avevano separato da anni, l'ultima volta che l'ho visto era strangolato da una tossicodipendenza testarda che non lo mollava,  a cui lui s'è completamente abbandonato, fuori e dentro, di comunità in comunità, fino alla desolante conclusione. Morto, dentro la sua macchina parcheggiata a Perugia, in una via del centro. Ieri sera mi sono stupito di come io sia riuscito lo stesso a divertirmi, in una serata sciocchina e divertita come può esserlo solo a carnevale.. nonostante il dramma ho fatto finta di niente, recitando la parte dell'idiota.. poi a casa, ubriaco marcio, ho pianto per lui, e per me.. abitavamo insieme, io e Marco, a Perugia. Ricordo i bei periodi dell'università, rinchiusi in casa per giorni e giorni, come automi, senza mangiare un cazzo.. i libri si impolveravano... sveglia alle due del pomeriggio, un piatto di pasta immangiabile e i Simpson come dessert.. l'unico movimento d'aria era causato dai vari studentelli che venivano da noi per rifornirsi.. gente sconosciuta che suona alla porta, entra in camera tua con una manciata di banconote e poi se ne va... nemmeno li guardavo più in faccia, poteva essere anche il comandante dei carabinieri per quanto mi riguardava.. casa era un porcile, in cucina c'erano piatti sporchi da settimane... io e Marco stesi sul letto praticamente tutto il giorno, a legger libri e dir cazzate.. Poi cominciarono a comparire filtri di sigarette aperti in due e  strane macchioline nere sui bordi del lavandino: ben presto la situazione precipitò..
Marco era un omaccione alto due metri, di cento chili, costantemente pallido; una certa acidità morale  non lo mollava mai, aveva sempre una battuta velenosa su qualcuno o su qualcosa. Era cinico e anticlericale da fare schifo. Ovviamente lo adoravo. Mi scroccava soldi in continuazione ma non riuscivo mai a rifiutargli quelle cinque o dieci mila lire.. con i primi caldi andavamo con il motorino, il Sì di mia sorella, al parco Lacugnano.. ogni volta era un avventura, mezz'ora sul motorino a venti all'ora, lui così grosso che nemmeno entrava sulla sella, io davanti piccolo piccolo.. in salita doveva scendere sempre, il motore cominciava dapprima a bofonchiare annoiato, poi urlava come una pentola a pressione, fino a scoppiare, e giù a piedi. Ci piacevano gli stessi autori, e ci prestavamo spesso i libri.. gli feci conoscere Burroughs, lui contraccambiò con Pasolini.. alle superiori fu il primo a presentarsi con un taglio di capelli stravagante: era impazzito per i Metallica e si fece lo stesso taglio del bassista: capelli lunghi sopra e rasati a pelle nella parte bassa.. inutile dire che la settimana dopo me li ero fatti anch'io così.. il giorno che morì Kurt Cobain mi telefonò e tra i singhiozzi e le lacrime urlò:"E' mortooo Kurt!!!!!!!!" ed io "Noooooo! è morto? Non è possibileee!!!!". Al che mio padre, odorando la tragedia, m'interrogò sul chi fosse morto. "Kurt Cobain!" dissi io. "E chi cazzo è Curt Cobei?" disse lui. "Ma dai, è il cantante dei Nirvana!"...... dopo attimi di impietoso silenzio, si espresse con un laconico: "Mavaffanculo." :)
Ciao Marco



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13 febbraio 2007
HELP!!!!!! (The Rocky Horror Picture Show)

Sabato sera c'è una festicciuola carnevalesca... la serata è a tema cinefilo, e mi sto scervellando su come vestire (coordinatamente) 7-8 persone senza spendere una fortuna.. più precisamente il tema della serata è "Al Cinema", il che lascia qualche perplessità e aperture a varie correnti di pensiero... (tipo potrei vestirmi anche da spettatore in sala, con pop corn in una mano e birra scialita nell'altra? Boh...) Il fatto è questo: serve una mascheratura economica ma di grande stile, e di cui ci si possa sbarazzare con facilità una volta sbronzi... o comunque che non impedisca lo sbronzarsi - qualcuno  aveva proposto di vestirsi tutti da Rocky Balboa, senza pensare che con i guantoni è praticamente imopssibile bere da un bicchiere :)))
Dal basso della mia ignoranza proporrei un vestiario alla Rocky Horror Picture Show, che prevede, e lo dico per quei poveracci che non conoscono il musical più divertente della storia - ed io odio i musical-, un trucco pesantissimo da drag queen, calze a rete con reggicalze, corpetti in latex sado-maso e gli immancabili tacchi a spillo...non è male.. non mi ci vedo molto ma potrei abituarmici in poco tempo :))) ma non so se gli altri saranno disposti a tale eccesso di gaiezza...





MORALE DELLA FAVOLA: SI CERCANO (CON URGENZA) SUGGERIMENTI IN PROPOSITO, POSSIBILMENTE PRIMA DI GIOVEDI... (olè!)




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9 febbraio 2007
Alla ricerca del Tempo perduto

Ebbene sì, ieri sera ho iniziato la lettura dell'opera capolavoro di Proust. E' una di quelle imprese che potrebbero anche seppellirti, o per tedio o per troppa concentrazione, comunque sopravviverti, almeno in questo siamo d'accordo. Leggere attentamente, capire davvero cosa stia scrivendo un'altra persona non è sempre facile. Quante volte leggiamo senza capire, passiamo oltre, rigirandoci nel letto... Ieri sera, intontito da qualche birra e qualche tirata da sigarette con tabacco impoverito, decretavo così l'inizio della mia fine, conscio del fatto che per i prossimi anni non leggerò altro se non Proust, Proust e Proust ancora. Iniziare una tale gara di endurance in condizioni non ottimali è di per sè una prova di coraggio o di grande vigliaccheria, a seconda dei casi; che goduria però arrovellarsi nello sciogliere la prosa sognante e ipnotica del francese, padrone incontrastato della sintassi e del periodo lungo, estenuante, straordinario, checcazzo! Proust. La prima frase dell'opera, «Per lungo tempo sono andato a letto presto la sera», m'ha scaraventato al tappeto,  come una sonora bastonata al mio intelletto assonnato da tempo, da lungo tempo, e m'è bastato poco per capire che Sergio Leone, quando mette in bocca a Noodles le stesse parole, non fa altro che omaggiare l'autore della "Recherche". Vorrei proporvi una citazione, un passaggio che m'è piaciuto particolarmente (sto parlando del primo dei sette (!) volumi, Dalla parte di Swann) purtroppo sono in ufficio e non ho sottomano il libercolo. Mi contenterò di una citazione rubata dal web:



"Ma, quando niente sussiste d'un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l'immenso edificio del ricordo..."






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28 gennaio 2007
I 10 brani che avrebbero potuto cambiarvi la vita (ma non l'hanno fatto, essendo solo canzonette)
Paoletta sta lavorando ad un progetto un pò balordo.. in vista della prossima pubblicazione di "Ragnatele", un enorme periodico curato da varie personalità pseudoartistoidi del folignate, s'è messa in testa di creare una sorta di "Genoma musicale cittadino". In pratica tutti i frequentatori del nostro locale dovranno farle avere una lista contenente le 10 canzoni da loro ritenute più degne di nota, lei si impegnerà per "associare" le liste più simili di tutto il database e alla fine le personalità musicali più analoghe verranno inserite nel suo articolo su Ragnatele, liste comprese. Secondo lei si produrranno incroci e accoppiamenti divertenti. Io... rimango nel mio scetticismo, al solito. Comunque vi copio e incollo la lista che le ho appena inviato. Se volete partecipare non esitate a mandare i vostri pezzi preferiti. Magari finite sul giornale anche voi, chessò. Lo so, come catena poteva essere più originale.. ma è il progetto finale ad esserlo, quindi va bene così. Olè.

1.Rock'n'roll suicide - David Bowie
2. Hotel Lounge - Deus
3. Giù la testa - E.Morricone, colonna sonora del film
4. 9° sinfonia, 2° movimento - Beethoven
5. Like a rolling stone - Bob Dylan
6. Untitled #1 - Sigur Ros
7. Hallelujah - Jeff Buckley
8. The March of the Black Queen - Queen
9. For Emily - Simon & Garfunkel
10- Since i've been loving you - Led Zeppelin
Programmazione FeedBack di questa settimana:





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26 gennaio 2007
Sono riusciti a cambiarci... (O'Brien e il ministero dell'amore)



Quando, in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del "nostro amore"...
non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole,
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore...
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"...

Non sono riuscito a cambiarti... non mi hai cambiato, lo sai...

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio;
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno, che tu non mi bastavi...

Digli che i tuoi occhi me li hai ridati sempre,
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre;
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro,
i tuoi occhi assunti da tre anni; i tuoi occhi per loro...

Oramai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema, con una pietra al collo;
e troppo stanchi per non vergognarsi di confessarlo nei miei,
proprio identici ai tuoi...

sono riusciti a cambiarci...
 ci son riusciti lo sai...

Andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori?
o resterai, più semplicemente, dove un attimo vale un altro,
senza chiederti come mai...

Continuerai a farti scegliere...
o finalmente... sceglierai?




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