Son due giorni che salto il lavoro pomeridiano e me ne sto a casa a riassettare 'st'appartamento con fare morboso e compulsivo (con la stessa veemenza con cui la vittima di uno stupro corre in casa per strigliarsi tutto lo sporco di dosso, spazzolandosi fino a sanguinare..) c'è bisogno di ordine, per ora, e di estrema pulizia. Quando tutto ti sfugge di mano devi necessariamente pulire, cristo, e spazzolarti la merda di dosso, anche se non c'è. Sento un estremo bisogno di migrare, di cambiar pelle. Ma in fondo cosa potrebbero essere le mie idiozie, se non dubbi primaverili? (una schiusa di miseri insetti traditi dal sole repentino di un marzo pazzo...)
Stamane mi alzavo non proprio di buon'ora, allucinato da un inquinamento acustico indefinibile, un ronzio proveniente da più fronti, uno scassamento stereofonico insomma. La sveglia, lo squillo del cellulare ed il trapano dell'operaio qui sotto tutti insieme appassionatamente mi infrangevano i coglioni, imboccandomi bestemmie mattutine. Mi alzavo dal letto, dolorante. Un rapido sguardo allo specchio tanto per aver conferma che sì, il tempo passa per tutti, breve toeletta seguita dalla solita bevuta di mezzo litro d'acqua direttamente dal rubinetto perché le bottiglie chi le compra più. In macchina, per fare i venti chilometri che mi separano dall'ufficio. La panda, vecchia di vent'anni, consuma carburante manco fosse un 747, ogni ottanta chilometri se ne vanno dieci euro, checcazzo. L'incubo fantozziano comincia a diradarsi non appena avverto nell'aria un profumo esaltante, dimenticato; faccio finta di niente. Il sole picchia, indosso un maglione di lana e devo toglierlo per non sudare. Che cazzo succede?, mi chiedo. Mi fermo alla solita stazione di servizio. Il canonico muso lungo della barista mora è misteriosamente scomparso per far largo ad un sorrisetto malizioso ed invitante (sembra voglia dirti: se non ci fossero altri avventori vorrei che tu mi scopassi ora, sul bancone, tra le tazzine fumanti di lavastoviglie). Dopo avermi servito si allontana frettolosamente dal bancone, prima di entrare nell'altra sala si gira verso di me. Ride, poi scompare dietro la colonna. Boh, pago e me ne vo. Fuori dal bar mi rendo conto d'avercelo duro da una buona mezz'ora, e il teatrino della barista di certo non ha contribuito alla ritirata. "Ma, cazzo, è primavera?" penso tra me e me, seduto nel pandino fermo all'ombra della tettoia. Mah. Torno a casa più tardi, mi metto sul terrazzo a prendere il sole, in mutande. I vicini che si fottano. Sì, è primavera. Dev'essere l'effetto serra, andrè. Una meraviglia. Ma gustiamocelo allora 'st'effetto serra, finchè dura, e affanculo le generazioni future, che si scannino per l'acqua e per accaparrarsi un posto all'ombra, che si friggano il culo per dio, se questo significa aver un inverno timido, di una settimana, e poi la festa ormonale tutto l'anno! Festeggiamo gli ultimi spari della bislacca civiltà umana, il pietrame rovente è lì fuori che aspetta, da miliardi di anni... vado a fare il pieno alla Panda, poi la tengo accesa tutta la notte, sgassando come un burino, per contribuire anch'io a questo favoloso evento, l'estinzione dell'umanità tutta. E non rompete i coglioni, voi moralisti, tanto i vostri figli vi odieranno comunque, è l'unica certezza che avete... olè.
Il mio tatuaggio:
sì, alla fine ce l'ho fatta a rincoglionirmi del tutto... XD XD XD
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il 6/3/2007 alle 18:58 | |